Nel nostro ciclo di approfondimento della vita e delle biografie delle personalità che hanno fatto la storia dell'integrazione Europea, spicca tra le donne più impegnate in tal senso la figura di Simone Veil. Ebrea francese, superstite dell'olocausto è stata la prima donna eletta Presidente del Parlamento Europeo nel 1979. Simone nacque il 13 luglio 1927 da una famiglia ebrea a Nizza, in Francia. Nel 1944 fu arrestata insieme alla sua famiglia e deportata nei campi di concentramento nazisti di Auschwitz-Birkenau, solo lei e sua sorella tornarono sane e salve.
Simone Veil divenne magistrata e, in tale veste, fornì consulenze a vari ministri della Giustizia, tra cui François Mitterrand. Nel 1970 divenne la prima donna segretario generale del Consiglio superiore della magistratura e nel 1974 entrò a far parte del governo di Giscard d’Estaing come ministra della Sanità.
In Francia è riconosciuta in particolare per la legalizzazione dell’aborto e per aver migliorato la vita delle donne e le condizioni dei detenuti. È inoltre nota in tutta Europa per aver onorato e preservato la memoria del popolo ebraico sterminato nell’Olocausto durante la seconda guerra mondiale e per il suo impegno a favore dei valori e dell’unità d’Europa.
Simone Veil venne eletta al Parlamento europeo, che la scelse come presidente, diventando quindi la prima persona a capo del Parlamento europeo direttamente eletto dai cittadini e la prima donna a capo di un’istituzione dell’UE. Fu anche presidente della commissione Affari legali e membro delle commissioni Ambiente, Affari politici, Affari esteri e Sicurezza e della sottocommissione sui diritti umani. Nel 1981 vinse il premio Carlo Magno, conferito in onore dei contributi di una persona all’unità europea. Fece inoltre parte della commissione speciale sulla riunificazione della Germania istituita nel 1990.
Molti sono gli aneddoti raccolti nella sua autobiografia, Simone Veil, Une VIe, edizioni Stock 2007, e molte le riflessioni legate al suo pensiero politico tuttora di grande attualità, per esempio, rispetto all'identità culturale europea e al modello federale: "A' cet égard, nous avons un paradox: L'Européen d'aujourd'hui voyage beaucoup, l'euro est devenu une réalité dont la plupart se félicitent, internet est entré dans les moeurs et la dimension de la mondialisation domine la pensée contemporaine. Cependant, les citoyens semblent beaucoup plus attachés à leur identité nationale qu'il y a vingt ans, au point que partout se développent des tentations communautaristes. Un signe parmi d'autres: à travers l'Europe, l'habitat rural est soigné dans ses moindres détails par des citadins à la recherche de racines ancestrales. S'ils tiennent tant à cette identité, c'est parce qu'ils subissent à jet continu les chocs mondiaux; leur enracinement devient une valeur refuge, une protection contre toutes les tragédies que la télévision et internet nous font vivre en temps réel, où qu'elles se produisent. C'est aussi que, à sa manière, traduit le discours mémoriel. Chacun recherche ses racines. Pour toutes ces raisons, si je pensais il y a vingt ans que nous parviendrons à dépasser rapidement le cadre de la nation, j'en suis aujourd'hui moins convaincue, de sorte que l'idée que je me forge désormais de l'Union européenne s'apparente davantage à un agrégat de poupées russes qu'à un édifice monolithique. Pourtant, certaines évolutions sont encourageantes."
Una considerazione quasi premonitrice dell'insuccesso del progetto di Costituzione Europea con il Referendum del 2005, che lei aveva coordinato in Francia.
Quando nel 2008 fu eletta all'Académie Française Veil, una delle poche donne ad aver ricevuto questa onorificenza, scelse di far incidere sulla spada realizzata per ciascun membro dell’accademia tre simboli: il numero del suo tatuaggio di Auschwitz, 78651, il motto della Repubblica francese «Libertà, uguaglianza, fratellanza» e il motto dell’Unione europea «Unita nella diversità». Nel 2011 la piazza di fronte all’edificio principale del Parlamento europeo a Bruxelles è stata battezzata Agora Simone Veil in suo onore e, nel 2012, è stata insignita della Gran croce della Légion d’honneur. A seguito del suo decesso il 30 giugno 2017, le sue spoglie sono conservate nel Pantheon, a Parigi. Una donna combattente che ha portato avanti importanti battaglie, sia a livello francese che europeo, che merita di essere ricordata e valorizzata ancora oggi come esempio e come fonte di ispirazione.
Giusy Rossi , Ambasciatrice Erasmus per @europolitiche.it *
* This contribution is not a journalistic article but an analytical brief - Questo contributo non è un articolo giornalistico ma un brief analitico




