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Stati Uniti d'Europa: opportunità o utopia?

26-10-2025 18:33

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Stati Uniti d'Europa: opportunità o utopia?

Venerdi 17 Ottobre alla ‘Fondazione Spadolini’ di Firenze, dibattito animato da esponenti dell'europeismo laico-liberale, repubblicano, socialista e federalista

EU/ITA - Venerdi  17 ottobre presso la ‘Fondazione Spadolini’ di Firenze si è svolto un interessante dibattito sugli Stati Uniti d'Europa, congiuntamente promosso dalla Fondazione Spadolini Nuova Antologia e dalla Fondazione I Medici F3 e dal Movimento Repubblicani Europei.

Hanno animato l’incontro, moderato dalla giornalista Stefania Vilbonesi, Cosimo Ceccuti, Paolo Gacci, Myriam Simoni Simone Aiazzi, Salvatore Calleri, Stefano Folli, Pier Mario De Santo, Niccolò Rinaldi, Luigi Marattin, Lorenzo Pini. Esponenti, in gran parte, dell’europeismo laico-liberale, repubblicano. socialista e federalista.

L’incontro si è aperto con i saluti dei Presidenti della Fondazione Medici Cosimo Ceccuti, della Fondazione Medici F3 Paolo Gacci, del Parlamento Europeo Giovani Miryam Simoni e del segretario del Movimento Repubblicani Europei Simone Aiazzi.

Cosimo Ceccuti si è soffermato sulle tesi federaliste dell’Ottocento, a partire dalla visione europea di Giuseppe Mazzini, da considerare un visionario in riferimento a un futuro europeo anche per l’Italia. Un antesignano in quanto sognava un’Europa in cui le nazioni, consapevoli della propria identità, sapessero rinunciare a una parte della propria sovranità a favore del federalismo europeo. Ceccuti rileva comunque che l'europeismo di Mazzini, pur costituendo un grande passo avanti ideale e politico, scontava il limite di una Italia non ancora unita come la conosciamo oggi, il che rendeva difficilmente comprensibile al popolo dell’epoca di perseguire una visione cosi moderna.

Diversa invece la prospettiva portata avanti da Cattaneo, presentata da Simone Aiazzi che ha spiegato l’evolversi dei processi di federalizzazione richiamando dapprima la rivoluzione americana, passando poi a quella francese. Movimenti ambivalenti, perché da un lato frutto di un pensiero nazionalista che si può considerare motore di inerzia verso la crescita europea, ma dall'altro fonte di sviluppo di cittadinanza consapevole e di democrazia in fieri, dei diritti intesi come libertà e autodeterminazione dei popoli, dei principi di fratellanza e solidarietà che trovano fusione con i valori cristiani ai quali Cattaneo s’ispirava. Aiazzi si è soffermato però anche sulla difficoltà che riscontriamo nei nostri tempi, sottolineando come ancora oggi molti Paesi tendono a tenersi stretta la propria sovranità. C’è stata sicuramente una cessione di poteri a favore del sistema europeo e perciò da un lato ci sentiamo partecipi, ma dal lato opposto non c’è ancora una ‘governance’ comune che faccia sentire i Paesi realmente uniti. Sostenere questi progetti è ciò che bisogna fare per non perdere quella forza capace di intervenire nel mondo e per far sì che le idee facciano più storia di quanto la facciano gli eventi, credere, dunque, in un progetto europeista e farsi portavoce presso le nuove generazioni affinché vengano salvaguardate le nostre democrazie europee.

Salvatore Calleri della Fondazione Caponnetto, si è dichiarato molto critico con l’Unione europea per aver adottato con il Trattato di Maastricht del 1992 il modello confederale, non dopo aver ricordato che il giudice Caponnetto era un fervente federalista. Calleri sottolinea come i modelli confederali siano inoltre sempre stati lenti a reagire alle tensioni dissolutive. L’esempio di scuola è l’ex Yugoslavia che entrata nella fase del socialismo dell’autogestione, è stata prima animata da una tensione divisiva confederale e infine teatro di una sanguinosa guerra che l’ha disintegrata. Tornando all’Unione europea, Calleri non vede altra soluzione che la “rottura” dei Trattati e l’inizio di un percorso costituente del Parlamento europeo. Gli ha fatto eco l’avvocato Piermario De Santo della stessa Fondazione Caponnetto che ha fatto un richiamo sia alla Costituzione europea come orizzonte politico e alla necessità di una rinvigorita integrazione legislativa e giudiziaria.

Stefano Folli, noto editorialista di Repubblica, in collegamento video, ha evidenziato come la governance franco-tedesca, sin dai tempi di Mitterand e Kohl, non ha orientato l’Unione europea verso un modello federalista e, in chiave più contemporanea, ha sottolineato come la guerra russo-ucraina sia una minaccia e, al contempo, una prova epocale per l’Unione europea. La difesa degli ucraini aggrediti, considerati da Bruxelles futuri cittadini europei, ha concretamente posto l'UE di fronte ai limiti dell'impatto dissuasivo dei propri asset militari. L'incombere sulla scena dell'amministrazione Trump e i suoi proclami, per quanto spesso smentiti, di disimpegno militare in Europa e nella guerra ai suoi confini, ha inoltre posto i Paesi membri dell'UE di fronte alla responsabilità della propria difesa, da decenni delegata alla Nato, dalla quale, prevede con realismo Folli, i Paesi europei non si affrancheranno tanto velocemente, come invece richiederebbe una compiuta sovranità e sicurezza europea.

Secondo Niccolò Rinaldi la vera utopia è pensare che si possa andare avanti con l'Europa attuale: una sovranità divisa (il sogno dei sovranisti) che però viene completamente smentita dalla storia dato che il mondo di oggi è fatto da oligarchi e da grandi blocchi (India, Cina, Usa ed Europa stessa). L'impetuoso sviluppo dell'intelligenza artificiale è per Rinaldi la riprova che l'Europa debba poter reggere il nuovo mondo dei blocchi regionali contrapposti, sviluppando massa critica sui fronti delle innovazioni tecnologiche che sempre più determinano o intersecano i rapporti di forza geopolitici globali. Rinaldi richiama l'esigenza di integrare velocemente settori e giurisdizioni e fa l'esempio della frammentazione militare, disfunzionale ormai rispetto alla difesa comune che potrebbe invece rendere l'Unione attore d'impatto geopolitico, come dimostra l’estenuante negoziazione tra Stati membri rispetto alla guerra d'aggressione russa ai confini dell'Ucraina. Il sentimento europeo declina nelle opinioni pubbliche negli Stati membri verso una assuefazione allo status quo ma Rinaldi ripone fiducia nelle giovani generazioni invitandole a praticare democrazia attiva, nelle scuole, nelle associazioni, nelle istituzioni, a riempire le piazze in difesa di un’idea di Europa unita e federalista. Vietato quindi autoflagellarsi e arrendersi ad una narrazione disfattista, sviluppando, sin da giovani, l'orgoglio di essere cittadini europei: l’appeal del modello sociale europeo resta ancora oggi importante anche oltre i confini comunitari ed è da qui che bisogna ripartire.

Luigi Marattin ha ripercorso le tappe essenziali dell’integrazione europea, giudicandole un processo di successo, considerando le guerre che avevano diviso i popoli nella prima parte del Novecento.  Il sopraggiungere della globalizzazione sin dagli anni ottanta investe tale processo e ne permette il dispiegarsi limitatamente all’unificazione monetaria, per quanto anch’essa di portata storica. Dal punto di vista dell’integrazione politica i passi avanti si sono arenati e complicati con l’adesione di nuovi Stati membri. Marattin evidenzia come nella centrifuga globalizzatrice i Paesi europei, pur di capitalizzare vantaggi competitivi nazionali di breve periodo, abbiano smarrito il senso dell’importanza anche strategica di una unificazione politica continentale che seguisse quella economica e la rendesse fattore di forza per l’Intera Unione, sia sui mercati che sui quadranti geopolitici globali. Marattin ha citato, tra l’altro, l’esempio virtuoso del Piano di ripresa e resilienza, con il quale gli egoismi nazionali sono stati messi da parte per affrontare una emergenza sanitaria globale, sebbene non nasconda timori per l’utilizzo efficace degli ingenti fondi del PNRR ricevuti, ad esempio, dall’Italia. L’auspicio è per nuove fonti di finanziamento comuni al servizio non di una emergenza ma del completamento del processo di unificazione sui fronti necessari.

Ascoltando le relazioni e, infine, i saluti di Lorenzo Pini dei Lions della toscana e le conclusioni di Simone Aiazzi, si è colto il senso di una convergenza sul da farsi, fondandolo sulla consapevolezza che gli Stati Uniti d’Europa sono una “utopia necessaria”.

 

Michele Carbotti per @europolitiche.it*

 

* This contribution is not a journalistic article but an analytical brief - Questo contributo non è un articolo giornalistico ma un brief analitico


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