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Nuove forme di partecipazione oltre la disillusione: il richiamo delle idealità europeiste

19-01-2026 20:27

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Nuove forme di partecipazione oltre la disillusione: il richiamo delle idealità europeiste

di Alessandro Mauriello, sociologo presso la Fondazione Bruno Buozzi di Roma

La denuncia e lo studio della disaffezione all'impegno politico animano da tempo un dibattito socio-politologico di grande interesse. Il confronto intellettuale è vivacemente rivolto all'individuazione dei rimedi e alle leve di rinnovamento dell'offerta politica si occupa, sempre più frequentemente, di spazi geografici, relazioni territoriali e delle dinamiche sociali interagenti.

In  un recente testo di André Rodriguez Pose, docente in Geografia economica presso la LSE dal titolo " La Vendetta dei luoghi che non contano" edizioni Donzelli, si analizzano le disuguaglianze tra le grandi città e i territori marginali e si sottolinea come, in tale contesto, non solo si produce povertà economica, ma una forte erosione dello spirito civico, con la messa in discussione della democrazia rappresentativa, come la conosciamo, causando processi di dinamiche elettorali tese al non voto e all' astensionismo elettorale.  

Oltre ciò emerge in una ricerca sull'Italia che il voto anti-sistema non arriva solo dalle aree marginali e rurali, in competizione urbana con le grandi città, ma nei luoghi che sono in mezzo tra le due. Caratterizzate dal ceto medio indebolito, dalla globalizzazione sistemica che provoca risentimento, e mancanze di prospettiva verso le grandi narrazioni esistenti. La politica e il suo universo sono investiti, da un astensionismo sempre più profondo, con dati allarmanti su affluenza e partecipazione, gli italiani che votano sono minoranza.        

Un altro importante saggio collettivo che analizza tale fenomeno in Italia è "Schede Bianche" di Roberto Biorcio, Luciano Mario Fasano e Paolo Natale , prefetto da Ilvio Diamanti. Contravvenendo alle analisi del non voto con le marginalità, tale spiegazione è inadeguata rispetto al quadro generale, nel quale i tre analisti mostrano come il disimpegno politico stia rischiando di diventare un connotato specifico del Ceto medio e della sua proiezione sociale. Si riscontrano apatia e fiducia nella capacità dei partiti di incidere sulla realtà sociale, sempre più condizionata dallo sviluppo tecnologico e economico. Possono i partiti, con il loro richiamo evocativo e di senso, costruire i riferimenti simbolici e attivi della democrazia incompiuta? Una consolidata letteratura socio-politologica evidenzia che, con nuovi e credibili strumenti, offerta politica intelligentemente aggiornata e proposte aperte ma chiare, i partiti possono sicuramente evolvere, anche nel secondo e terzo decennio del ventunesimo secolo, verso un rinnovato ruolo di promotori della mobilitazione democratica. Nello specifico, è importante evitare che la perdita di capitale politico degli organi territoriali dei partiti continui a generare diffusa sfiducia nel rapporto con l’elettore.

Ma il non voto non è un fenomeno solo italiano con peculiarità regionali e di appartenenza politica, ma inerisce democrazie e paesi UE come Germania, Francia. Con una importante differenziale, in questi paesi vi è sempre se la posta in gioco è alta dal punto di vista politico, una mobilitazione strutturale che muove l'elettorato. In Italia invece con lo stesso contesto prevale la marginalità della politica, con un mancato investimento civico di partecipazione al processo democratico decisionale. Ma quale innovazione politica nei Paesi fondatori del progetto d'integrazione europea, potrà far superare il disallineamento tra Capitale sociale e Politica partecipata? 

Lo spazio di risposta non è univoco e una sterminata letteratura aiuta a comprendere contesti, criticità e sviluppi. In questo quadro, lo spazio di costruzione dell'Unione Europea, con una governance che progetti tra centro e periferia l'eccellente elaborazione del Manifesto di Ventotene, è una delle risorse inesplorate di un'idealità che deve farsi comunità. 

Ruoli importanti giocano in queste dinamiche, la scala europea dell'agenda mediatica e l'attrattività di saperi, costumi e pratiche ad alta caratura di transnazionalità, prerogativa e premessa delle relazioni intra-europee sia umane che macrosociali o metapolitiche, come suggerisce Habermas.

Sono solo alcuni tra i tanti stimoli che possono smuovere energie di cittadinanza attiva grazie ai richiami pragmatici alla necessità storica dell'integrazione europea e alle miniere di motivazioni ideali e sensi di appartenenza a cui, in primis le giovani generazioni, possono attingere.

 

Alessandro Mauriello* per europolitiche.it **

*Sociologo presso la Fondazione Bruno Buozzi di Roma

**This contribution is not a journalistic article but an analytical brief - Questo contributo non è un articolo giornalistico ma un brief analitico


 


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