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EU Gender Equality Strategy (2026-2030)

18-03-2026 15:39

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EU Gender Equality Strategy (2026-2030)

di Silvana Paruolo - La nuova Strategia per la parità di genere 2026-2030 mira a rafforzare l’azione UE in settori chiave, ad affrontare le questioni emergenti

EU/ENG - At the EU level, the path towards equality between women and men began with the previous Treaty establishing the European Community (TEC-1957), namely, with the enunciation of the principle of equality between women and men in Articles 2, 3, and 13, and with the principle of "equal pay for equal work" in Article 119. These objectives were also enshrined in the Charter of Fundamental Rights. They were reaffirmed in the Treaty of Lisbon and in the European Pillar of Social Rights (which placed "equal opportunities and access to the labor market" at the forefront). The European Union—which, among other things, created the European Institute for Gender Equality—follows a two-pronged approach that combines specific actions and gender mainstreaming.
Although the 2020-2025 strategy saw the adoption of important directives—on pay transparency (2023), gender balance on boards of directors (2022), equality bodies (2024), and sustainability reporting (2022)—which added to what had already been adopted previously (for example, measures on work-life balance and the integration of gender mainstreaming into all EU policies), according to estimates by the European Institute for Gender Equality, if changes continued at the current pace, it would take 50 years for the EU to achieve full gender equality. Furthermore, disparities between Member States persist.
We need to act!
The new Gender Equality Strategy for 2026-2030 aims to strengthen EU action in key areas, address emerging issues, and intensify work on the implementation of existing legislation and policies. Its priorities are:
 Continue to fight gender-based violence
 Engage men and boys in the fight for gender equality
 Promote the highest standards of health and healthcare systems for all, including women;
 Strengthen prosperity by promoting gender equality in all economic sectors
 Address the gender pay and pension gaps
 Take further measures to support women's equal and safe participation in politics.

 

EU/ITA - Dopo i primi movimenti per l’uguaglianza delle donne nati durante la rivoluzione francese, le Suffragette inglesi, oltre che il diritto di voto, hanno rivendicato di essere “pari agli uomini” politicamente (poter partecipare alla vita politica), giuridicamente (avere uguali diritti e doveri, ma soprattutto uguali trattamenti), socialmente (poter avere accesso agli impieghi fino a quel momento riservati agli uomini, come insegnare nelle scuole superiori) ed economicamente (sottopagate e dipendenti dal marito volevano poter essere indipendenti).
Successivamente, nel lontano 1908, a New York, 129 operaie dell’industria tessile “Cotton” scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Ci fu un incendio doloso e 129 operaie prigioniere all’interno dello stabilimento morirono arse dalle fiamme. Da allora, l’8 marzo è la giornata simbolo del riscatto femminile. L’iniziativa di celebrare la giornata internazionale della donna fu presa per la prima volta nel 1910 da Clara Zetkin a Copenhagen durante la Conferenza internazionale delle donne socialiste.
Successivamente, negli anni ’70, a livello UE, si afferma il principio di “parità di trattamento” e - il 19 giugno 1975 - a Città del Messico, c’è stata la prima Conferenza mondiale delle donne delle Organizzazione delle Nazioni Unite. La Delegazione italiana era guidata da Tina Anselmi (staffetta partigiana, attiva nel sindacato durante le campagne operaie del dopoguerra, eletta alla Camera nelle fila del partito della Democrazia cristiana nel 1968, sottosegretaria al lavoro e previdenza sociale durante il governo Moro) che nel 1976 diventerà la prima donna Ministro d’Italia (ministro del lavoro e della previdenza sociale). L’Anselmi - cattolica pragmatica - vedeva nella scolarizzazione e nell’autonomia economica la chiave dell’emancipazione femminile.
Nei dieci anni tra la Terza Conferenza Mondiale sulle Donne del 1985 a Nairobi e la Quarta Conferenza Mondiale di Pechino del 1995, si sono formate Reti di donne a livello regionale e globale, le cui parole chiave - “punti di vista di genere” “empowerment” “mainstreaming” - sono entrate nel dibattito femminista e dei governi. Nel 1995, a Pechino, i rappresentanti di 189 nazioni - con la Dichiarazione e la Piattaforma di azione di Pechino - hanno fatto un’ampia serie di promesse per sostenere i diritti dei tre miliardi di persone che sono donne. Ma agli inizi del 2020 – a distanza di 25 anni - nessun Paese ha mantenuto pienamente gli impegni della Piattaforma d’azione di Pechino, né è vicino ad essi.
La parità di genere resta, tuttora, un’opera incompiuta.
A livello UE, il cammino verso l’uguaglianza tra donne e uomini inizia già con il previgente Trattato istitutivo della Comunità europea (TCE-1957) e cioè, con l’enunciazione del Principio di uguaglianza tra donne e uomini negli artt. 2, 3 e 13, e con il Principio “parità di retribuzione per uno stesso lavoro” posto dall’art. 119. Obiettivi sanciti poi anche dalla Carta dei diritti fondamentali. E ben ribaditi nel Trattato di Lisbona, e nel Pilastro europeo dei diritti sociali (che ha posto la “parità di opportunità e accesso al mercato del lavoro” al primo posto). L’Unione europea - che ha tra l’altro creato l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere - segue un duplice approccio che associa
Azioni specifiche e Gender mainstreaming.
Benché la strategia 2020-2025 abbia visto l’adozione di importanti Direttive - sulla trasparenza retributiva (2023), sull’equilibrio di genere nei Consigli di Amministrazione (2022), sugli organismi per la parità (2024), sulla redicontazione di sostenibilità (2022) - che si sono aggiunte a quanto già precedentemente adottato (per esempio le misure su work-life balance, e sull’integrazione del principio di genere mainstreaming in tutte le politiche Ue), secondo le stime dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, se i cambiamenti continuassero al ritmo attuale, occorrerebbero 50 anni perché l’UE raggiunga la piena parità di genere. Inoltre persistono disparità tra gli Stati membri.
C’è da agire!
La nuova Strategia per la parità di genere per il periodo 2026-2030 mira a rafforzare l’azione dell’UE in settori chiave, ad affrontare le questioni emergenti, e a intensificare i lavori sull’attuazione della legislazione e delle politiche esistenti. Qui di seguito le sue priorità:
 proseguire il contrasto alla violenza di genere 
 coinvolgere gli uomini e i ragazzi nella lotta per la parità di genere
 promuovere gli standard più elevati dei sistemi sanitari e di assistenza sanitaria per tutti e per le donne;
 rafforzare la prosperità promuovendo la parità di genere in tutti i settori economici
 affrontare il divario retributivo e pensionistico di genere
 adottare ulteriori misure per sostenere la partecipazione paritaria e sicura delle donne alla politica.

Per un approfondimento di questa ampia problematica rinvio al mio libro, L’Unione Europea Origini Presente Prospettive future Ed. Simple 2021, in cui, a tale tema, ho dedicato un intero capitolo. Ciò detto, in estrema sintesi, qui mi limiterò a puntualizzare qualche tappa significativa delle lotte per l’emancipazione femminile.

 

Silvana Paruolo per @europolitiche.it* 

 

*This contribution is not a journalistic article but an analytical brief - Questo contributo non è un articolo giornalistico ma un brief analitico


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