EU/ENG - Vittoria Franco’s essay, Il male del Novecento. Itinerari filosofici (The Evil of the Twentieth Century: Philosophical Itineraries), published by Castelvecchi on July 26, 2024, in its Frangenti series, offers itself to the reader not merely as a historiographical chronicle of the past century's horrors, but as an impassioned and rigorous philosophical inquiry into the deepest dynamics of contemporary power. To fully grasp the density and lucidity of this text, which arrived in bookstores in the summer of 2024, one must look to the solid academic and intellectual trajectory of its author. Professor Franco trained and worked for many years within environments of the highest scientific profile, having served as a researcher in the History of Philosophy at the prestigious Scuola Normale Superiore in Pisa, as well as teaching the History of Political Doctrines at the same Pisan university. This academic background enabled her to develop an extraordinary theoretical sensitivity, which she subsequently combined with a long-standing commitment to political institutions, serving three terms as a Senator of the Republic and chairing the Senate's Culture Committee. This dual role—as both a rigorous scholar and a sharp observer of civic dynamics—is fully reflected in the structure of the book, where conceptual complexity never devolves into sterile academicism but instead translates into a critical instrument for interpreting the present. At the heart of the essay, Professor Franco engages in a critical dialogue with the contributions of such intellectual giants as Hannah Arendt, Michel Foucault, and Giorgio Agamben, focusing on the moment when power ceased to be a simple force of political oppression and transformed into biopower—that is, a claim over the control and manipulation of the very biological life of individuals. The author demonstrates how twentieth-century totalitarianism, in its Nazi and Stalinist manifestations, scientifically reduced the human being to "bare life," stripping individuals of all legal and moral protection long before physical elimination, and she illustrates with precision how bureaucratization and mass conformism made the banalization of radical evil possible. The analysis then extends to the disturbing resonances these logics maintain in our contemporary world, where the control of bodies and social exclusion constantly threaten to assume new technological or digital guises. Today, this same educational and civic urgency is reflected in how Professor Franco is guiding the Istituto Gramsci Toscano in Florence, where she has once again assumed the presidency. Conceiving this role as a form of genuine cultural volunteering that draws heavily upon her lifelong experience, Professor Franco is imprinting on the institute a direction focused on regenerating public debate and educating younger generations. Under her leadership, the Istituto Gramsci does not limit itself to preserving historical memory or conducting pure archival research; instead, it positions itself as a living laboratory of active citizenship, where issues of gender equality, civil rights, critical education, and the metamorphoses of democracy are debated to provide accessible keys of interpretation for civil society, proving that philosophy is, first and foremost, a necessary tool for defending human dignity and the public sphere.
european cultural desk @europolitiche.it*
*This text is a think tank note and is not a journalistic article

EU/ITA - Il saggio di Vittoria Franco, Il male del Novecento. Itinerari filosofici, pubblicato dalla casa editrice Castelvecchi il 26 luglio 2024 all'interno della collana Frangenti, si offre al lettore non come una semplice cronaca storiografica degli orrori del secolo scorso, ma come un'appassionata e rigorosa indagine filosofica che scava nelle dinamiche più profonde del potere contemporaneo. Per comprendere appieno la densità e la lucidità di questo testo, uscito in libreria nell'estate del 2024, è fondamentale guardare alla solida traiettoria accademica e intellettuale della sua autrice. Vittoria Franco si è formata e ha operato a lungo in contesti di altissimo profilo scientifico, essendo stata ricercatrice di Storia della filosofia presso la prestigiosa Scuola Normale Superiore di Pisa, oltre ad aver insegnato Storia delle dottrine politiche nel medesimo ateneo pisano. Questo background accademico le ha permesso di sviluppare una notevole sensibilità teorica, che ha poi saputo coniugare con un lungo impegno nelle istituzioni politiche, avendo servito come senatrice della Repubblica per tre legislature e presieduto la Commissione Cultura del Senato. Questa duplice veste, di studiosa rigorosa e di attenta osservatrice delle dinamiche civili, si riflette pienamente nella struttura del libro, dove la complessità concettuale non diventa mai accademismo sterile, ma si traduce in uno strumento critico per interpretare il presente. Nel cuore del saggio, la professoressa Franco mette in dialogo critico i contributi di giganti del pensiero come Hannah Arendt, Michel Foucault e Giorgio Agamben, concentrandosi sul momento in cui il potere ha cessato di essere semplicemente una forza di oppressione politica per trasformarsi in biopotere, ossia in una pretesa di controllo e manipolazione della vita biologica stessa dei singoli individui. L'autrice dimostra come il totalitarismo novecentesco, nelle sue declinazioni nazista e stalinista, abbia scientificamente ridotto l'essere umano a vita nuda, privandolo di ogni tutela giuridica e morale prima ancora che fisica, e illustra con precisione come la burocratizzazione e il conformismo di massa abbiano reso possibile la banalizzazione del male radicale. L'analisi si estende poi alle inquietanti risonanze che queste logiche conservano nella nostra contemporaneità, dove il controllo dei corpi e l'esclusione sociale rischiano costantemente di assumere nuove forme tecnologiche o digitali. Oggi questa stessa urgenza educativa e civile si riflette nel modo in cui la professoressa Franco sta guidando l'Istituto Gramsci Toscano di Firenze, di cui ha assunto nuovamente la presidenza. Concependo questo ruolo come una forma di autentico volontariato culturale che attinge a piene mani dalla sua esperienza, la professoressa Franco sta imprimendo all'istituto una direzione focalizzata sulla rigenerazione del dibattito pubblico e sulla formazione delle nuove generazioni. Sotto la sua guida, l'Istituto Gramsci non si limita a preservare la memoria storica o a svolgere attività di pura ricerca archivistica, ma si propone come un laboratorio vivo di cittadinanza attiva, dove i temi della parità di genere, dei diritti civili, dell'educazione critica e delle metamorfosi della democrazia vengono discussi per fornire chiavi di lettura accessibili alla società civile, dimostrando come la filosofia sia prima di tutto uno strumento necessario per difendere la dignità umana e lo spazio pubblico.
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*This text is a think tank note and is not a journalistic article - Questo testo è una nota del think tank e non è un articolo giornalistico




