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Europa, partecipazione politica ed inclusione. Dialogo con Andrea Catarci

27-09-2022 12:45

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Europa, partecipazione politica ed inclusione. Dialogo con Andrea Catarci

Dialogo di Alessandro Mauriello con ll'assessore di Roma Capitale al Decentramento, Partecipazione e Servizi al Territorio della Città dei 15 minuti

EUROPA, PARTECIPAZIONE POLITICA ED INCLUSIONE
Le disuguaglianze negli ultimi anni sono molto cresciute, in
particolare dalla fine degli anni ottanta con la scelta di molti
governi di concentrarsi su policies non redistributive.
Ma effettuando con i lori assetti politico istituzionali,
deregolamentazione dei flussi finanziari, bassa tassazione sulle
imprese, destrutturazione del patto sociale con i corpi intermedi
per un governo concertato dell’economia con importanti impatti
sulla partecipazione politica e sulla coesione sociale.
Rinunciando alla piena e buona occupazione, seguendo la strada
anche nel vecchio continente dell’austerity espansiva
ordoliberale, o del liberismo anglosassone.
La pandemia e la crisi energetica, come fattori destabilizzanti dei
sistemi complessi della geopolitica hanno messo in crisi tale
elaborazione, caratterizzando la risposta europea come
cooperativa e basata su un ritorno agli investimenti pubblici, e al
bisogno di una politica industriale comune.
Influendo cosi anche sui territori, e sui laboratori urbani delle
città, che saranno i veri luoghi di innovazione sociale e di ripresa
del percorso comunitario.

Analizzeremo tale percorso con Andrea Catarci, assessore presso
la Giunta Gualtieri di Roma Capitale, con deleghe al
decentramento, partecipazione e servizi alla città dei 15 minuti.
Già vicepresidente della Scuola Universitaria per la Formazione
politica “Polis” della Link Campus University di Roma.

 

Alessandro Mauriello

 

Gentile assessore Catarci, lei si occupa nella Giunta Gualtieri di Roma di alcune deleghe nuove: In questo senso come si declinano policies
orientate agli obiettivi Agenda 2030?

 

La costruzione della città dei 15 minuti è la strada da percorrere
per dare innovazione alla Capitale con i suoi elementi di
frammentazione sociale, di disparita sociali, di divari di
cittadinanza come li chiama il direttore dello Svimez Luca Bianchi,
con le sue differenze nelle opportunità e nei servizi all’interno dei
15 Municipi, che hanno dimensioni di una media città italiana.
La città della prossimità, del verde, dello sport, una dimensione di
lavoro in coworking, cultura, trasporto e diritto alla mobilità, che
deve divenire luogo di prossimità e vivibilità.

 

Come potrà divenire di nuovo Roma una Capitale europea?

 

Il governo italiano non tratta Roma come gli altri governi trattano
le loro capitali, in termini di status amministrativo e in status
politico, con finanziamenti e investimenti ingenti per lo sviluppo
urbano, guardiamo a Parigi che ha un sottosegretario ad hoc , a
Londra, a Berlino in cui gli amministratori locali sono in
Parlamento.

Con Potestà legislative su temi centrali come Urbanistica, beni
culturali in armonia con la Regione Lazio, e con la dimensione dei
governo dei 15 Municipi, insomma coordinamento e
cooperazione vera tra le articolazioni dei poteri amministrativi.
Roma, è una capitale mondiale della diplomazia, con una
concentrazione di beni culturali senza pari, e città strategica per il
Meditteraneo.

 

Lei in passato ha ricoperto ruoli importanti in enti formativi
e in politica. Quale ruolo avranno il territorio e la formazione in
questo senso?

 

Le Comunità territoriali sono degli Avanposti o dei Laboratori
contro la crisi sociale, con la solidarietà e la prossimità, parole
oggi fuori moda, ma per me su questo terreno va ricostruito il
sentimento dell’alta politica.
Per esempio affrontando il tema del caro bollette, o del lavoro
povero i cosiddetti working poor, che non sono solo una
categoria sociologica, ma sono membri di questa comunità che
descriviamo, e di ciò ci dobbiamo occupare come Politica.
Per ridare slancio alla fiducia dei livelli istituzionali dobbiamo
davvero rimettere al centro la questione sociale, ambientale, e
giovanile ecco Agenda 2030.
De Martino, affermava quando un mondo finisce arrivano le
elaborazioni, e dopo il tutto si deve ripartire.
In questo senso dobbiamo entrare in un nuovo percorso del
pensiero lungo della politica, della ripartenza dei territori.

Da qui ripartire, per creare una Europa dei territori che inneschi
sentimenti di vera cooperazione tra i popoli.
Le città saranno i veri laboratori dell’innovazione sociale, in
termini di sviluppo tecnologico, e della sviluppo sostenibile.


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