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Beniamino Andreatta, il riformista europeo e globale. Conversazione con la direttrice della Rivista Arel Colim

11-05-2023 14:48

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Beniamino Andreatta, il riformista europeo e globale. Conversazione con la direttrice della Rivista Arel Colimberti

A cura di Alessandro Mauriello

Il 26 marzo del 2007 si spegneva, dopo quasi sette anni dall’infarto che lo aveva colpito alla Camera, Beniamino Andreatta (per gli amici semplicemente “Nino”). Ci lasciava così uno degli intellettuali e politici che più hanno influenzato l'azione politica del riformismo di lungo respiro, del cattolicesimo democratico.
Parleremo di questa importante figura, con la direttrice della Rivista AREL, Mariantonietta Colimberti, che è stata a lungo collaboratrice dello statista trentino; giornalista professionista, responsabile delle pubblicazioni dell’associazione AREL, dirige inoltre la collana editoriale AREL del Mulino dedicata al prof. Beniamino Andreatta.
 Alessandro Mauriello 

 

Gentile direttrice lei dirige la rivista Arel, ci può rendere note le attività del centro di ricerca?


Allora, iniziamo con il dire che AREL è una agenzia di ricerche e legislazione nata dall’intuizione di Nino Andreatta nel 1976, essa è costituita nel nucleo fondativo da personalità di primo piano della politica, dell’accademia, del mondo delle imprese, delle professioni, e dell’industria.
Fu creata da Andreatta per dare elaborazione e respiro alle progettualità dell’allora Democrazia Cristiana, allo scopo di ragionare dentro un luogo neutro, ma competente.
In questi anni sono state sviluppate molteplici attività di altissimo profilo in termini di azioni e confronto su svariati temi. Si è lavorato sul versante dell’economia, delle riforme istituzionali ed elettorali, delle riforme sanitarie, rafforzando la cooperazione con importanti centri di ricerca italiani ed europei come:
• La LSE London School of Economics
• La Fondazione CIDOB di Barcellona con cui abbiamo organizzato vari Fori di
dialogo Italia-Spagna e ora con la CEOE di Madrid con la quale prosegue
l’annuale Foro di dialogo tra i due Paesi
• Le università Luiss e la Cattolica di Milano e Roma: con quest’ultima da anni
abbiamo avviato un master per operatori del settore dell’immigrazione

• L'ISPI e e l’università Science Po di Parigi
• lo IAI
Nel 2015, su iniziativa di Enrico Letta, abbiamo dato vita alla “Scuola di Politiche” rivolta a giovani dai 18 ai 26 anni, intitolata allo statista trentino.
Sempre nello stesso anno abbiamo creato l’associazione Italia-Asean, indirizzata agli operatori economici e finanziari italiani.
Sulle riforme istituzionali ed elettorali vorrei ricordare in particolare Roberto Ruffilli e Leopoldo Elia, due giganti che hanno organizzato importanti seminari e pubblicato volumi nella collana AREL-Mulino. Come sappiamo Ruffilli fu ucciso nel 1988 dalle Brigate Rosse il 16 aprile, dopo la nascita del governo De Mita, al quale il senatore- professore aveva dato un contributo costruttivo per l’elaborazione di un progetto riformistico di ampio tenore. Tra i suoi lavori collegati alle questioni delle riforme:
• Materiali per la Riforma elettorale
• Il Cittadino come arbitro, il suo libro più noto, che uscì postumo, perché Ruffilli fu assassinato qualche giorno dopo aver festeggiato il “visto si stampi”.

 

Chi era il fondatore di AREL?


La ringrazio per la domanda, ma la mia risposta non potrà certo essere esaustiva, vista la rilevanza e la complessità dell’impegno di Nino Andreatta, nell’azione politica e nell’attività accademica. Diciamo che Andreatta fu un grande innovatore, a partire dall’economia, settore in cui si trovò tra l’altro a lavorare con due Premi Nobel, Amartya Sen e Franco Modigliani.
Ma fu innovatore soprattutto in politica. Maestro di Romano Prodi ed Enrico Letta, fece battaglie importanti come capogruppo del Partito Popolare nel 1994, contrastando le posizioni del segretario Rocco Buttiglione che si prefiggeva lo spostamento del partito verso lidi berlusconiani e fu uno dei principali inventori dell’Ulivo.
Io l’ho seguito per circa 20 anni, dall’AREL ai Ministeri: fu Ministro del Bilancio nel governo Amato, poi degli Affari Esteri dal 1993 al 1994 nel governo Ciampi e della Difesa nel 96-98 nel governo Prodi.

In quest’ultimo ruolo ideò la Riforma degli Stati Maggiori, gestendo inoltre in maniera puntuale la presenza militare italiana nelle missioni di stabilizzazione delle crisi della Somalia e dell’Albania.
Ma nel suo percorso vi fu anche un isolamento politico durato 10 anni, legato alla vicenda del crac del Banco Ambrosiano, quando nel 1982 come Ministro del Tesoro impose lo scioglimento e la liquidazione dell’Istituto bancario, gestendo quel difficilissimo passaggio con l’allora Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi. In un famoso discorso in Parlamento, Andreatta denunciò le responsabilità dello IOR, la Banca Vaticana, e dei suoi dirigenti, nel tracollo dell’Ambrosiano.
Andreatta non si fece condizionare dalle molte pressioni interne al suo partito e adottò un approccio laico, da vero uomo di Stato quale era, nella gestione della drammatica vicenda.
Sul versante della politica internazionale Andreatta aveva una visione profondamente europeista; nel 1993 da Ministro degli Esteri formulò una proposta di riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, mirando a una inclusione di tutte le aree del mondo attraverso la creazione di seggi semi-permanenti, cercando anche di ricavare un ruolo più attivo e influente per il nostro paese nell’arena multilaterale.
Beniamino Andreatta può considerarsi perciò per il suo impegno politico a livello interno e internazionale una personalità poliedrica. Egli deve essere ricordato come uno statista illuminato che ha lasciato tracce esemplari nella storia italiana.


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