Quando - tornato a casa - gli amici mi hanno chiesto cosa avevo imparato dai giorni trascorsi a Strasburgo mi sono tornate subito in mente due immagini.
La prima: la marginalità dell'UE sull'attuale scenario geopolitico mondiale è riconosciuto dai parlamentari italiani che abbiamo incontrato (Nardella e Gozi) come il focus attorno al quale concentrare gli sforzi diplomatici per ribadire la centralità europea sui tanti fronti aperti, in Europa e altrove. Non dubito che
questo atteggiamento sia condiviso dall'intero arco parlamentare, seppur con differenti punti di vista sul modus operandi. Non che ci siano alternative, del resto.
La seconda immagine riguarda un aspetto che già conoscevo ma che non avevo mai valutato così in profondità: la mobilità di persone e merci senza barriere all'interno dei paesi comunitari mi è parso improvvisamente in tutta la sua grandezza, una vera rivoluzione di costumi e attitudine di pensiero.
All'interno di questa cornice non conoscevo il progetto Erasmus + che consente anche a persone adulte - e all'altro estremo ai giovanissimi studenti di elementari e medie - di poter partecipare a scambi di lavoro ed educativi finalizzati alla crescita delle proprie competenze personali.
Unico e straordinario.
Strasburgo è una città ordinata: strade ampie, traffico intenso ma non caotico, trasporto pubblico efficiente, mobilità dolce ovunque, architettura stratificata che mescola stili francesi e tedeschi. La storia dell'Europa come la conosciamo oggi è passata anche di qui. Due cose mi hanno colpito: in piazza Kleber - come ci ha spiegato la nostra guida Alexander Godonaise, presidente dei Giovani Europei Di Strasburgo - Wiston Churchill tenne nell'agosto del 1949 un celebre discorso pubblico che sanciva i primi passi del Consiglio d'Europa. Inoltre, lì vicino, è ancora in attività il ristorante Le Crocodile, dove si riunivano nei primi anni 80 alcuni parlamentari, tra i quali Altiero Spinelli, per ratificare nuove normative federali e soprattutto quello che sarebbe diventato nella sua forma definitiva il trattato di Maastricht. Informazioni che non conoscevo e mi hanno aperto un mondo
Della visita al Parlamento Europeo ricordo un aspetto che mi ha fatto sorridere e capire al tempo stesso quanto il nostro gruppo fosse composto da persone preparate, specialmente quelle più giovani: appena entrati siamo stati indirizzati in una saletta dove una signora slovacca - un incrocio tra un severo professore universitario e un generale prussiano - ha tempestato il gruppo di domande per verificare la conoscenza delle istituzioni europee. Ad ogni domanda, la risposta arriva veloce ed esatta. Compiaciuta, ci ha lasciati andare. Se non avessimo riposto correttamente temo ci avrebbe tenuti in ostaggio :-)
Ogni anno il Parlamento è visitato da circa 500mila persone. Sono in maggioranza giovani di tutta Europa: ecco, credo che sarebbe buona cosa rendere obbligatoria per tutti gli studenti UE la visita alle istituzioni europee a Strasburgo e Bruxelles, non foss'altro perchè la nostra vita quotidiana è guidata in gran parte da normative europee approvate in quelle sedi.
Europa significa anche attenzione ai diritti umani: leggo, mentre scrivo queste note, che un gruppo di studenti universitari di Belgrado ha raggiunto Strasburgo IN BICICLETTA (!) per consegnare al presidente del Consiglio d'Europa un documento che denuncia gli eccessi del presidente serbo Vucic. La nostra visita al Consiglio d'Europa ci ha fornito l'occasione per parlare con il responsabile della comunicazione Stefano Montanari. Non ho potuto fare a meno di notare un certo sconforto nell'apprendere quanto poche risorse il Consiglio abbia a disposizione a fronte di un impegno ogni giorno
più gravoso, con denunce che riguardano violazione dei diritti, violenza, privazione della libertà.
Last but not least: quello che ho apprezzato davvero tanto nel contesto di questo soggiorno-studio perfettamente organizzato è stato verificare quanto la visione europea sia centrale nei vari enti e organizzazioni che si occupano di comunicazione e istruzione.
La sede della TV franco-tedesca Artè - da oltre un anno anche online in lingua italiana - rappresenta un perfetto esempio di pluralità linguistica e identità europea, totalmente gratuita con contenuti di alta qualità professionale, con un occhio speciale riservato all'espressione culturale dei singoli paesi e le news che portano l'Europa nel mondo.
La sede dell'European Youth Center, ultima istituzione visitata - vicina al Parlamento e al Consiglio d'Europa - con il suo feroce desiderio di migliorare l'empowerment dei più giovani è stata la dimostrazione definitiva
di quanto sarà centrale in futuro la presenza europea nella vita di tutti i cittadini del continente con il coinvolgimento fondamentale dei soggetti che proietteranno l'Europa nel futuro nel momento più delicato della sua storia.
Non vedo l’ora di ripartire per una nuova avventura.
Luca Bonistalli per @europolitiche.it *
* questo contributo non è un articolo giornalistico ma un resoconto di un viaggio studio




