In un quadro generale internazionale fortemente in divenire, va ripensata in maniera sistemica l'analisi macro delle relazioni internazionali. Con nuovi approcci e visioni, quanto mai ridisegnanti le categorie teoriche della scienza diplomatica dell' oggi. Lo faremo con un analista importante, l' Ambasciatore Cosimo Risi, docente di Relazioni internazionali in molteplici istituzioni formative e universitarie Europee, diplomatico di lungo corso.
1. Ambasciatore, come giudica lo scenario internazionale?
Mi faccia iniziare con un fatto di rilievo su questo scenario, l' Accordo raggiunto sui Dazi tra Usa e UE con tutti i significati aggiuntivi che caratterizzano il nuovo ordine globale e il nuovo approccio americano di Trump. Con alcuni elementi che le dicevo, un nuovo paradigma dell' alleanza Nato, nuovi rapporti commerciali con il vecchio continente in particolare attenzione sul conto commerciale interno americano, e un sostegno condizionato alI' Ucraina e uno sguardo al trattare con Putin, che vuole una vittoria piena, non avendo nessuna intenzione di cedere sui territori annessi e su altre variabili. Quindi un quadro completamente nuovo rispetto a poco tempo fa.
2. Come giudica la situazione a Gaza?
Facciamo anzitutto riferimento alla lettera degli ex ambasciatori che hanno chiesto alla Presidente del Consiglio di riconoscere lo Stato di Palestina, nella scia di Macron, Sanchez, Vaticano. Con una risposta accorta della Meloni, che aspetta il timing di tale processo, considerato prematuro da Palazzo Chigi e dalla Farnesina. Sul fronte dei rapporti con gli Usa, la Presidente dei Consiglio ha sostanzialmente adottato un approccio mediano. In primis di partner privilegiato di Trump, ma poi riconoscendosi pienamente nel negoziato UE Dazi e nel ruolo della Presidente della Commissione europea. Altro non poteva essere vista la competenza esclusiva in materia commerciale. Sulla vicenda Israele - Palestina, Trump sostiene apertamente le operazioni di Israele e del suo Primo Ministro. Questi è impegnato nei giochi politici interni per procrastinare a settembre la resa dei conti in ambito parlamentare. La Knesset riprenderà allora i lavori e tornerà sull'argomento Gaza e sulla solidit dellacoalizione governativa. Lo scopo principale è mettere la sordina alla causa palestinese e normalizzare i rappoorti con le potenze arabe sunnite sulla scorta degli Accordi di Abramo. Mi lasci poi dire dell'attivismo di Macron, all' ultimo mandato da Presidente della Repubblica: prima con la coalizione dei volenterosi in Ucraina ed oggi con il riconoscimento dello Stato Palestinese. Un atteggiamento che fa trasparire il bisogno di visibilità politica, anche al di là della vera forza del paese Francia nelle dinamiche internazionali.
3. Alla luce della Conferenza Onu sul cibo in Etiopia. Come descriverebbe il nostro agire politico diplomatico?
Per noi ha un grosso impatto simbolico e storico aver organizzato una Conferenza di tale importanza, con un sostanziale progetto di partenariato con l' Etiopia. Noi con il Piano Mattei, per esiguità degli investimenti connessi siamo in forte ritardo nel rapporto con l' Africa, con Cina e Russia che hanno un ruolo predominante, sia per la geografia delle relazioni internazionali e sia per i rapporti di forza nello sviluppo economico del Continente. Il nostro Piano sta a significare che noi come ci siamo. Aggiungo che dovremmo riprendere il nostro tradizionale ruolo in seno al partenariato euro-mediterraneo. Da stato membro fondatore della Comunità dobbiamo essere all'altezza delle nostre storiche responsabilità e giocare un ruolo anche oltre gli equilibri di mercato. Si ripropone il tema dell'assetto europeo. Siamo chiamati a contribuire.
Intervista a cura di Alessandro Mauriello @europolitiche.it *
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